Parlare di Alzheimer significa riferirsi a un processo molto complesso in cui la neuroinfiammazione cronica contribuisce ad accelerare la morte cellulare per apoptosi e il progressivo deterioramento cognitivo.
In questo contesto stanno emergendo evidenze sempre più interessanti sul ruolo delle ALIAmidi, molecole bioattive endogene note per le loro proprietà immunomodulanti e neuroprotettive. Tra queste, la Palmitoiletanolamide (PEA) sta attirando particolare attenzione.
Un recente studio pubblicato su Frontiers in Immunology da ricercatori della Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma ha approfondito il suo meccanismo d’azione su cellule immunitarie umane.
Lo studio, condotto su cellule in vitro, ha mostrato che la Palmitoiletanolamide è in grado di migliorare la funzionalità delle cellule dendritiche, elementi chiave nella regolazione delle risposte immunitarie anche a livello cerebrale. Nelle condizioni associate all’Alzheimer queste cellule presentano infatti un profilo alterato che contribuisce ai processi di neuroinfiammazione e apoptosi.
Il punto centrale è proprio l’immunomodulazione: favorire una corretta attività del sistema immunitario del sistema nervoso centrale significa potenzialmente intervenire a monte dei segnali che sostengono la cascata apoptotica e la progressiva perdita neuronale. Non una semplice gestione dei sintomi, ma un’azione su un nodo regolatorio della fisiopatologia della malattia.
* Piccolino I, Iannuzzi F, Lionetti L, Mazzonello B, Barreca V, Banaj N, Arezzini V, Piras F and Bossù P (2026) The immunomodulating effect of palmitoylethanolamide on human myeloid dendritic cells and its possible impact on Alzheimer’s disease. Front. Immunol. 16:1664164. doi: 10.3389/fimmu.2025.1664164
